//IL WHISKY RACCONTATO DA PINO PERRONE
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IL WHISKY RACCONTATO DA PINO PERRONE

Intervista a Pino Perrone.

 

In occasione dell’evento , alla sua terza edizione e dedicato ai whisky torbati con focus su Bowmore, abbiamo pensato di offrire ai nostri lettori una bella intervista con Pino Perrone, noto esperto del settore e Whisky Consultant del by .

Roma Whisky Festival by Spirit of Scotland.

 

Un festival che, ormai alla sua ottava edizione (Roma, 2-3 Marzo 2019), è diventato un appuntamento imperdibile per gli appassionati italiani del whisky. Ne abbiamo già parlato in questo articolo. Come abbiamo anche già dedicato un altro articolo  ad alcuni Single Malt prodotti nelle isole di Skye e Islay, entrambe in Scozia.

L’intervista di Perrone porterà il lettore ad approfondire ulteriormente la cultura sul whisky, e sul mondo affascinante che ruota intorno a questo distillato, apprezzato da milioni di persone in tutto il mondo. Diamo quindi subito la parola al nostro esperto.


Pino Perrone Spirit of Scotland Rome Whisky Festival

Pino Perrone – Spirit of Scotland –  Rome Whisky Festival 

 

Grazie Pino per questa intervista,

D) A giudicare da quanto visto durante recenti manifestazioni possiamo dire che si sta diffondendo in Italia una vera e propria cultura del whisky. Cosa può dirci a riguardo?

R) Non è in realtà cosa nuova. Sono ricorsi storici. Dopo un periodo buio durato una ventina d’anni perlomeno, l’Italia si sta riprendendo. Siamo stati un bel mercato negli anni Sessanta e Settanta e autentici talent scout, con l’interesse in controtendenza per i single malts appena riscoperti dalle distillerie e il nutrito intervento dei nostri selezionatori indipendenti con la loro proposte. Qui, nel nostro Paese, sono state raccolte da varie persone le più importanti collezioni di bottiglie di whisky del mondo. Penso proprio, per quel che concerne il passato, che la Scozia dovrebbe dirci un enorme ‘grazie’ per aver mostrato loro la strada da seguire. Ora fanno da soli e buon per loro. Ma ancora c’è molto da fare per recuperare il distacco che Paesi come la Francia e la Germania e – rimanendo in Europa – tutti gli scandinavici hanno imposto. Insomma, siamo agli inizi.

Glenlivet Whisky

D) A beneficio dei lettori meno informati, può descriverci le diverse varietà di Whisky e “Whiskey” (almeno le principali) e spiegarci quali sono le maggiori differenze?

R) Ci sarebbe bisogno di un corso intero per parlare compiutamente di questo argomento. Posso dire che con la dicitura semplice di ‘whisky’ s’intende un distillato di cereali. Quindi non si escludono altri rispetto all’orzo. Per quel che concerne la Scozia, ma non solo poiché molti Paesi si adeguano a tale regola, esistono attualmente: i Blended malt scotch whisky, prodotti con solo orzo malto proveniente da più distillerie scozzesi e i Single Malt scotch whisky, derivanti dalla distillazione di solo orzo maltato di una sola distilleria. Per queste due tipologie è obbligatorio l’uso dell’alambicco discontinuo. Poi ci sono i Blended Grain scotch whisky, dove si usano almeno due cereali uno dei quali è l’orzo maltato e provenienti da più distillerie di Grain e i Single Grain scotch whisky, che invece provengono da una sola. Per queste due tipologie si usa fondamentalmente l’alambicco continuo ma non è vietato fare diversamente. La categoria più diffusa, tuttavia, è quella che unisce i due Single, Malt e Grain e si chiama Blended scotch whisky. La dicitura ‘whiskey’ è appannaggio dell’Irlanda e degli U.S.A. Se in quest’ultimo Paese si usa in maggioranza il 51% di mais, avremo un Bourbon whiskey, se il 51% è la segale, sarà Rye whiskey.

Laphroaig Whisky

D) Oltre ai tradizionali luoghi di produzione del whisky, negli ultimi anni sono saliti alla ribalta internazionale produttori di altri Paesi (pensiamo in particolare al Giappone, ma abbiamo notato che viene prodotto anche in Italia o in India). Ci piacerebbe saperne qualcosa di più. Qual’è il loro livello qualitativo? Hanno caratteristiche particolari?

R) Il whisky può essere prodotto in tutto il mondo essendo un distillato di cereali. Lo scotch solo in Scozia e a determinate condizioni. Pertanto non dobbiamo stupirci se siano moltissimi i Paesi produttori. Avete citato l’Italia, che in realtà, in maniera continuata, annovera solo una distilleria di whisky e da appena quattro anni. L’India, complice la sua escursione termica, regala whisky molto pieni dopo appena cinque anni con sentori principalmente di frutta esotica. Analogo discorso può essere fatto per Taiwan. Il Giappone produce whisky a partire dal 1923. I suoi prodotti sono molto legati alla tradizione scozzese del passato e tendono a essere garbati ed eleganti. La notorietà è avvenuta per vari fattori negli ultimi anni. Uno certamente è l’aver preso riconoscimenti internazionali a partire dal 2001. Un’altro è merito di un film “furbo”, Lost in Translation, di Sofia Coppola. Ma vi sono altre ragioni che in questa sede non si possono approfondire. Mai scordarsi dove tutto nasce, l’Irlanda. Ma abbiamo ottimi prodotti provenienti da distillerie del Galles, in Francia, in Belgio, in Danimarca, in Argentina, in Repubblica Ceca, in Tasmania, in Australia, in Svezia, Islanda e certamente ne dimentico molti.

D) Come deve comportarsi un appassionato per apprezzare pienamente le qualità di un buon whisky? Come degustarlo al meglio?

R) Naturalmente, bevendo responsabilmente. Prepararsi. Con la frequentazione di seminari, degustazioni, festival, assaggiando tutto quel che può. Informarsi sulle caratteristiche del prodotto. E mai dimenticare di adoperare l’idoneo bicchiere a tulipano, una adeguata temperatura di servizio attorno ai 18 gradi, e tempo da dedicargli. E’ un percorso ma una volta intrapreso è difficile uscirne.

Lagavulin Whisky

D) Il whisky è presente anche come ingrediente di cocktails. Quali sono i più famosi e quelli attualmente di tendenza? Una ricetta da proporre ai nostri lettori?

R) Vi deludo dicendo che non sono un appassionato di cocktail. Tra i più famosi certamente ci sono l’Old Fashioned, il Manhattan, il Brooklyn, il Whiskey sour, Il Rob Roy. Direi che il primo è intramontabile.

D) Il whisky è da sempre nell’immaginario collettivo anche per via della sua presenza nel cinema e nella letteratura. Possiamo ricapitolare i punti “salienti” di queste presenze?

R) Nel cinema, a parte le presenze della bottiglia come compagno per la ricerca dell’oblio, come nei film con Bogart o il Nicholson di Shining, i film più interessanti dove è presente il whisky sono The Angel’s Share – La parte degli angeli, di Ken Loach e il citato Lost in Translation, di Sofia Coppola, ma per ragioni diverse. Blade Runner sia il primo che il recentissimo 2049 vedono la presenza di Johnnie Walker. Anche I Diabolici di Henri George Clouzot, ne è in un certo senso protagonista. Naturalmente c’è Whisky Galore, il primo del 1949, diretto da Alexander Mackendrick menzioni degne di nota sono Bastardi senza Gloria di Quentin Tarantino. Interessante Lawless di John Hillcoat sul Proibizionismo negli U.S.A. Nella letteratura, anche qui tralasciando i vari Chandler, Hemingway, Bukowski, Hammett, segnalo Memorie di un bevitore di Jack London, tutta l’opera di Manuel Vazquez Montalban ne è piena, la trilogia di Fabio Montale di Jean-Claude Izzo, e un sorprendente quasi sconosciuto, André Héléna in La vittima: superbo.

Ardbeg Whisky

D) Per finire, può raccontarci un aneddoto, una storia famosa o altro, legati al whisky?

R) Nel 2012, per i cinquant’anni della saga di James Bond, la produzione scelse di inserire una scena particolare in Skyfall, diretto da Sam Mendes. In questa, Silva, il cattivo di turno interpretato da Javier Bardem, catturato lo 007 di turno, interpretato da Daniel Craig, offre nominando il brand per nome, uno shortino di whisky Macallan 1962 la cui bottiglia è ben visibile nell’inquadratura, che l’agente segreto non tarda un secondo a deglutire. Poi con il proprio shortino, Silva/Bardem si dirige verso Sévérine, la bond girl di turno, la bellissima modella francese Bérénice Lim Marlohe, la quale è legata. Gli posiziona lo shortino sopra la testa, come la mela nel Guglielmo Tell. E come in quest’ultimo, invita a sparare Bond per centrare il bicchierino. L’agente titubante manca il bersaglio. E’ ora il turno di Silva che uccide la ragazza facendo cadere lo shortino per terra e il suo contenuto. Alla domanda che Silva pone a 007, “Cosa avesse da dire?”, 007/Craig risponde dopo un sospiro, “Was a good scotch”. Ebbene quella bottiglia, così come mostrata nella scena, in realtà non esiste ma è un re-imbottigliamento che la distilleria ha dovuto fare per l’occasione di un 18 anni uscito nel 1980. E indovinate in quale Paese la Macallan si è rivolta per recuperare le bottiglie necessarie?

Noi ci permettiamo di azzardare “L’Italia?”, ma forse la  risposta giusta ce la darà Pino il prossimo 2 Dicembre durante “A tutta torba”. 

Macallan Whisky


Locandina Evento “A Tutta Torba”

 

Bowmore 19 yo limited release 750

L’Edizione Speciale Limitata di Bowmore che verrà presentata durante l’Evento

 

 

A Tutta Torba info Evento


Testi, Intervista ed Immagini © iBESTmag – Ritratto di Pino Perrone courtesy Pino Perrone – Riproduzione Vietata


 

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